domenica 7 giugno 2015

IL TEMPO DELLE PERE


 

Renzi è tornato dalla guerra e ci ha regalato alcune perle memorabili in una intervista a tutto campo dove ha affrontato i temi spinosi trascurati durante la campagna di Afghanistan. Fior da fiore, ne scegliamo due di imperdibili. La prima è quella sul risultato delle regionali che non va confrontato con quello delle europee perché non si paragonano le mele e le pere. Strano, perché è proprio grazie alle mele camuffate da pere (o alle pere truccate da mele, fate vobis) che Renzi governa il Paese alla guida di un partito che, per ammissione del suo leader che fu, aveva perso le ultime elezioni politiche. Lo governa senza aver partecipato alle elezioni che il suo partito aveva perso, lo governa senza essersi mai candidato a un'elezione politica, lo governa con l'appoggio determinante di candidati dell'altra sponda 'ribaltatisi' a sostenere la sua e lo governa in forza del monumentale bagno di consensi (il quaranta per cento, capitemi, il quaranta per cento!) ottenuto dal suo partito a una elezione (europea) che, per stare alla metafora, c'entra quanto una pera con una mela. E allora perché lo fa? Ci è o ci fa? La risposta la trovate nella medesima intervista laddove il nostro fa ammenda su come il suo partito ha gestito la vicenda della scuola e dice testualmente: "è colpa di un racconto sbagliato da parte del governo". Ecco la chiave di volta, l'ombelico del mondo renziano e dei pianeti e satelliti che gli gravitano attorno: il racconto. A Renzilandia non contano i fatti, ma i racconti, non i contenuti, ma il modo attraverso il quale quei contenuti sono veicolati. E' il trionfo della programmazione neurolinguistica, la disciplina cui gli spin doctor del premier attingono a piene mani. Una delle sue caratteristiche è proprio il lavoro sulla 'lingua' e sul 'programma' cioè sulle tecniche di manipolazione verbale che consentono la cosmesi di fatti negativi imbellettandoli  con un racconto positivo. Non sottovalutatela. Da come guardi il mondo tutto dipende e 'imbellettamento' si legge 'ristrutturazione'. Il fatto è piegato al diritto di trasmutarne l'essenza perché è il leader  che (sofisticamente) 'crea' la realtà che l'elettore medio 'vede', proprio come il prestigiatore dà vita all'illusione cui lo spettatore crede. E' così che un partito di destra viene chiamato 'di sinistra', una sconfitta alle politiche diventa una vittoria capitale, un sindaco si fa premier, un 40% alle europee è un plebiscito per l'eternità e un tonfo  è un trionfo. Il racconto giusto genera il messia sbagliato. Quello a lungo atteso che magari non trasforma l'acqua in vino, ma, come minimo, le mele in pere.

Francesco Carraro

www.francescocarraro.com

 

 

KARATE KID


 

Quale corto circuito si scatena se, nello stesso giorno, leggi le intercettazioni degli abitatori del 'mondo di mezzo' e della loro amorale voracità e poi la solita sbobba di qualche comparsa governativa sulla 'buona scuola' e, infine,  assisti a un'esibizione di karate per bambini a una sagra parrocchiale? Partiamo dall'ultima che ho detto. Magari scopri che kara-te significa mano vuota,  cioè l'esatto contrario del simbolo degli affiliati a Mafia Capitale: la mano piena (di quattrini). Poi apprendi che quella peculiare scuola di karate che ha allestito il saggio ha nome Shin gi tai cioè 'corpo-mente-tecnica' e che, nella consegna delle cinture colorate ai ragazzi che 'superano l'esame', in quel rito di passaggio durante il quale le cinture antiche finiscono a terra e  quelle nuove annodate alla cintola, c'è tutto il senso del 'molto' che a noi manca, come Società e come Scuola. Quel 'molto' che si chiama disciplina interiore, coltivazione del carattere, formazione della personalità e che si traduce nei volti sorridenti dei piccoli samurai e nelle espressioni sfumate di fierezza di adolescenti e giovani uomini in kimono, a piedi nudi, sulla piastra di basket di un patronato. Giovani uomini che lì, nella periferia delle nostre città e in quella della nostra tradizione (occidentale), trovano ciò che questo mondo non gli sa (forse non gli può più) dare: il 'fuoco' dell'iniziazione, la cultura, anzi la 'coltura', del sé, il valore del rispetto, dell'introspezione, del miglioramento finalizzato non ad avere risorse maggiori, ma ad essere uomini migliori. Ovviamente non è questione di karate; il karate è una delle possibili vie, ma turba il fatto che, all'orizzonte, non se ne vedano molte altre. E, in questo deserto, proliferano i mezzi figuri del mondo di mezzo e il loro approccio bestiale e predatorio alla vita, dove 'mangiarsi' una città, spolparla, è la conseguenza non evitabile di un'assenza 'infantile' di riti, di miti, di 'discipline iniziatiche'. Diciamo pure di 'comandamenti' trasmessi da maestri in grado di orientare alle stelle. C'entra questo con la riforma della scuola? Un po' sì perché chi la sta costruendo pare concepirla come un barattolo da riempire fino all'orlo di contenuti, di nozioni, di saperi per forgiare soldatini tarati sul metro della competitività. Quest'idea di istruzione non produce certo le scorie della mala capitolina, ma non va neppure nella direzione contraria a un certo modo 'materiale' e pragmatico di concepire l'esistenza. Dove ciò che conta è comunque l'accumulo, la crescita esteriore (dell'economia), non la Crescita Interiore (di una filosofia). In definitiva, e tornando al principio, non di corto circuito si tratta, ma di un circuito lungo, anzi lunghissimo da fare prima di approdare alla 'mano vuota' di una sagra di paese. Ma forse vale la pena percorrerlo.

Francesco Carraro   www.francescocarraro.com

 

CIP & CIOP


 

Secondo Stefano Epifani, un docente di social media management dell'Università La Sapienza di Roma, l'Italia ha un 20% di analfabeti funzionali che formano la propria opinione guardando un video e ascoltando messaggi semplici, perlopiù veicolati tramite facebook e i social network. Per il docente "queste sono le persone che Salvini intercetta meglio: se il suo target fosse un altro farebbe discorsi diversi". Non è una tesi nuova. Anzi, è la tesi  (rassicurante) per antonomasia, impiegata  quando si fa largo un movimento non allineato all'Eurocrazia che non passa dai tornelli istituzionali dell'electoral show comunitario. Esso prevede, di regola, un carosello strutturato come segue: c'è un centro-destra detto anche moderato o popolare o conservatore che si confronta con un centro-sinistra detto anche 'socialista', progressista, riformista. Cip & Ciop, insomma, anzi Cip versus Ciop. I due pupazzi si danno furiosa battaglia dicendo peste e corna dell'avversario. Poi si vota. Poi c'è lo spoglio. Poi la grande stampa commenta l'esito delle urne. Se vince il premier di centro-destra, costui va a Bruxelles, prende ordini, tasta il polso ai mercati, prende ordini, ausculta Francoforte, prende ordini. Invece, se vince il premier di centro-sinistra, colui va a Bruxelles, prende ordini, tasta il polso ai mercati, prende ordini, ausculta Francoforte, prende ordini. I media godono come matti a raccontare l'inclinazione della schiena con cui il 'vincitore' si prostra ai suoi re. Se la diagonale è sopra i novanta gradi, il politico è rampante e risoluto. Se, invece, è sotto, il politico è prudente e calcolatore. Ma quando esce allo scoperto un movimento che la fa fuori dal vaso, scatta il riflesso condizionato che le parole di Epifani sunteggiano a puntino. Altri opinionisti ci sarebbero andati giù ben più duri dicendo, for example, che lo sfidante è uno 'straccione culturale' il cui elettore medio è un ignorante di ritorno, scolarizzato da twitter. E' vero l'opposto, invece. Sono proprio questi partiti 'tangenziali' al sistema o, addirittura, ad esso conflittuali, estratti dalle più diverse  famiglie politiche (di destra o di sinistra) a costituire l'unica prova dell'esistenza di vita intelligente là fuori. Forse i loro leader seminano (parecchio) attraverso i nuovi media, in questo Epifani ha ragione, ma raccolgono assai di più tra chi 'intellige' che fra gli stolti. Insomma, ci sono più neuroni in circolo in un circolo di quattro padani della bassa che nei milioni di fans ancora abbindolati dalle avventure  di Cip & Ciop.

Francesco Carraro

www.francescocarraro.com

 

LE SORELLE MATERASSI


 

Marco Materazzi ha detto che non tiferà Juve nella finale di Champions League. Ci crediamo, così come sappiamo altre  cose che un bianconero conosce, ma di regola tace. Per esempio quell'orgoglio sporco di sabbia, vitale, e la plebea strafottenza di tifare la Juve che un interista non prova e non sa. Nonostante la chiamino Vecchia Signora e nonostante gli Agnelli, la Giuve è la grande proletaria nazionale del calcio che fu, infangata di gloria e di invidia, quanto l'Internazionale è il global team elitario del football che sarà, non a caso adovata dai vip, da quelli con la evve avvotata all'indietvo, da attori, cantanti e anchor man,  da comici, artisti e starlette. L'Inter ha vinto molto più di quanto non si dica perché vince anche quando perde e, anche se perde, per colpa di qualcuno lo fa: l'arbitro cornuto, il sistema corrotto, la sfortuna maledetta, il destino cinico e baro e, va da sé, i furti con lo scasso dei ladri bianconeri. La Juve ha vinto molto meno di quanto non si sappia perché perde anche quando vince e, se anche vince, per grazia di taluno lo fa: l'arbitro comprato, il sistema al suo servizio, la fortuna benedetta, e, va da sé, gli inopinati mancamenti dei miti nerazzurri. L'Inter sfila in grisaglia, ha la puzza sotto il naso, piace alla gente che piace. La Juve arranca in salopette da catena di montaggio, gli puzzan le magliette, spiace alla gente che piace. L'Inter è il cugino Gastone, la Juve è Paperino. L'Inter ha femminea eleganza, è un team di sorelle  cocche di mammmmà e  figlie di pappppà cui tutto è dovuto per contratto e che vincere 'dovrebbe' se il mondo fosse chic, e perde la partita per la sfiga, ma poi affoga la sconfitta nel grappino di quelli che 'se mia nonna aveva le ruote era un carretto'. La Juve ha rudezza virile, una banda di  gobbi fratelli colle pezze al culo che vincon la partita  perché  bravi, ma la scontano  nel castigo dei sospetti dei malnati da case popolari, privi di allure, di charme e di bon ton. Eppure, stiamo con Materazzi. Tifare gli 'avversari' non si può. Qualsiasi juventino vero tiferebbe contro l'Inter anche ai preliminari della Mitropa Cup e qualsiasi juventino vero gode un mondo all'idea  di avere imbroccato, dopo la vergogna di calciopoli e i quattro scudetti di fila dell'Ambrosiana di Milano e il triplete del Mou, quattro scudetti di fila e il quasi  triplete (perdere col Barca di Messi è una medaglia al valore) del Max. Non c'è mai stata nel calcio nemesi più dolce di codesta. E voi sorelle non siete manco invitate alla festa.

Francesco Carraro

www.francescocarraro.com

 

COSI’ E’ (ANCHE) SE (NON) VI PARE


 
Jovanotti, uno dei pochi cantanti italiani in grado di riempire uno stadio per due date consecutive, durante un recente incontro organizzato dall'Università di Firenze, avrebbe dichiarato, stando a un articolo di Matteo Carnieletto su IlGiornale.it, di essere stato invitato a un summit privato insieme a una ottantina di vip planetari (soprattutto amministratori delegati di multinazionali oltre ai vertici della Banca Mondiale), ma senza uno straccio di politico, e ha poi aggiunto che i politici non c'erano perché "non servono. Le cose non si decidono più a livello politico. La politica amministra questa situazione, ma le decisioni non le prende più la politica". Ora, il capo della banda non ha detto niente di epocale o di strano. Ormai anche i più ingenui 'credenti', cultori della 'versione ufficiale' su come gira il mondo sanno dell'importanza dei cenacoli riservati, delle 'Cernobbio' internazionali dove le crème de le crème dell'economia, della finanza, dell'industria globali intessono progetti sul futuro e riempiono fittissime agende di cose da fare poi demandate ai fattorini della democrazia, cioè ai politici che noi votiamo. Quindi, il vero busillis non sta in ciò che Jovanotti ha detto, ma in ciò che i media 'ufficiali' (non quelli border line azzoppati, a torto o a ragione, dalla nomea di cospirazionismo) non hanno detto e non diranno mai. Ma qual è la ragione ultima di questa renitenza a informarci su summit, riunioni, consorterie ormai talmente note, ripetute, sfacciate, che persino una rock star ci viene invitata e si sente autorizzata a parlarne in pubblico? Perché  radioggiornalietivvù non sdoganano l'evidenza denunciata da Lorenzo Cherubini? Perché continuano a fingere che il centrodestra e il centrosinistra, e i loro ridicoli pupi pirandelliani di un teatrino in cerca d'autore, contino davvero qualcosa? Insomma, perché  seguitano a strimpellare l'orchestrina delle bugie e ad allestire  lo scenario 'apparente' delle vicende di cronaca, intanto che il Titanic affonda? Forse perché sono 'posseduti' dagli stessi poteri da cui prende ordini la politica? O, forse, per un misto di condiscendenza e interesse personale. Tengono famiglia e sono usi, da tempo, a obbedir tacendo. Così va il mondo, anche se non vi pare.

Francesco Carraro

www.francescocarraro.com

domenica 31 maggio 2015

MEGLIO COMPETITIVI O COMPETI-VIVI?

 
Le istituzioni più prestigiose e venerate del mondo stanno tarando un questionario per individuare i bugs che sabotano il sistema economico impedendogli di marciare come una locomotiva atomica. Hanno individuato il baco par excellence, la cellula impazzita alterante l’equilibrio omeostatico del sistema. Si chiama essere umano e, per quanto sia oggetto di premurose ‘attenzioni’, si ostina a disadattarsi alle priorità della matrice. Allora chi di dovere ha deciso di applicare al microrganismo disfunzionale gli standard econometrici della civiltà finanziaria globale: PIL, deficit, debito, default. In capo a un complesso lavoro di squadra ne è scaturito il test da somministrare ai nano componenti umanoidi che ingolfano le turbine della motrice.  Ciò permetterà di sublimare l’apporto dei singoli e di agganciare alla stessa i vagoni della vagheggiata ripresa. Per quanto i contenuti siano ancora strettamente riservati e attingibili solo dalle elitarie committenze della rivoluzionaria ricerca, siamo in grado, complice una soffiata indiscreta, di anticiparvene i temi. Ecco dunque le soglie di criticità su cui sarete misurati. Primo step, prodotto individuale lordo: è l’insieme dei fattori che rendono bella, dignitosa, gratificante la vostra vita. Li potete facilmente isolare ponendovi  quesiti elementari. Vi sentite appagati e gioiosi al termine della vostra giornata? Ritenete di avere bene investito il tempo tiranno che vi condurrà, presto o tardi, alla tomba? Sprizzate orgoglio per come si sono affinati i vostri talenti unici e irripetibili? Provate un senso di rotonda compiutezza per aver camminato in direzione dei  sogni carezzati da bambini? Siete grati dell’oggi, appena tramontato, denso di innovativi progetti, di azioni finalizzate agli stessi, di persone coinvolte a brindare  al benessere che ne consegue? Insomma, ad essere brutali, trascorrete le vostre giornate immersi, fino all’orlo, in ciò ciò che amate annaffiando i semi di una passione inestinguibile? Riempite la clessidra (di una biografia destinata alla polvere) di minuti e secondi e millesimi volti a coronare una chiamata? Questo è il prodotto individuale lordo della vostra fragile umanità. Se la risposta alle domande è affermativa state deviando dall’ortodossia del sistema e, quindi, necessitate di un ‘tagliando’ che vi rimetta in PARI, di un reset approfondito che azzeri quel certo non so che di cui siete saturi e che vi fa stare bene. Un prodotto individuale lordo in attivo è inversamente proporzionale alle necessità e alle esigenze della ‘macchina’ di cui fate parte. Ergo, dovete ridimensionarvi e adattarvi, le vostre vite vanno rese più grigie, futili, banali e stressate. Se seguirete la ‘cura’, allora il vostro intero essere riprenderà a pulsare all’unisono con il cuor battente della civiltà competitiva e nervi, fibre, arterie e neuroni subiranno l’anestesia di un evanescente e sempiterno senso di vuoto funzionale al rilancio del  PIL collettivo. Secondo step, deficit personale. Per appurare se siete ‘sani’, se cioè vibrate in sincrono col ‘tutto’, dovete domandarvi se, al crepuscolo, vi sentite in debito di ossigeno mentale, emozionale, valoriale. Siete stanchi, stressati, provati, imbufaliti? Avete l’impressione di ballare a un ritmo hip-hop, marionette legate a mille fili? Sfruttati, frastornati, frustrati, incazzati con le troppe entità che esigono da voi troppe cose in troppo poco tempo? Vi sentite svuotati di energie, groggy tipo un pugile suonato, alla mercé di un’innumere (non schivabile) mole di stimoli? Non vedete  l’ora di affondare la testa nel cuscino coadiuvando il sonno con il succedaneo di un anestetico, alcolico o di altra natura? Questo è buono, questo va bene, il test è superato. Siete il prototipo ideale dell’evo competitivo, gente da battaglia, guerrieri sempre-in-piedi, In altre parole, siete in deficit e, da un dì all’altro, il vostro capitale di wellness, di serenità, di salute deflette, facendosi meno capiente del giorno prima in attesa di ridursi  di più l’indomani. Terzo step, debito spirituale. State accumulando conti in rosso con le vostre priorità? Saranno sempre meno le occasioni di dire sì al Grande Sogno? Siete in procinto di acconsentire all’ennesimo furto del vostro sacro spazio a beneficio di odiosi ladri di tempo che vi inducono-costringono-seducono a implicarvi in imprese senza scopo? Paventate di approdare decrepiti alle soglie della pensione per accorgervi di non avere in saccoccia né i soldi né la voglia né le energie per dedicarvi alla vostra presente Ragione di vita? State alienando minuti, ore, giorni, anni a un simulacro di esistenza animale in attesa che cali il sipario? Bene, benissimo. Siete in debito e quindi splendidamente allineati a ciò che esige il Sistema. Veniamo al default esistenziale. Vorreste dichiarare fallimento e ripartire? Abdicare alla schiavitù delle mille minchiate quotidiane agganciate come perline alla catena e ricominciare da zero, magari altrove? Uhm. Questo non è affatto positivo, anzi è un campanello d’allarme da non sottovalutare. Il default dell’individuo è la madre di tutte le minacce per l’evo competitivo. Dovete curarvi e, soprattutto, non cedere alla tentazione. Ci sono mille metodi per ovviare a tale carenza di spirito di adattamento, a questa euforia dell’abbandono. Non lasciate che la suggestione della fuga, l’ipotesi di una cornice di significato, l’idea bislacca di una vita sottratta al non sense, faccia presa. Se, malauguratamente, il test vi segnalasse un prodotto individuale  in attivo, un deficit personale al ribasso, un debito spirituale sotto controllo o, in difetto, la seducente prospettiva di un default esistenziale, sappiate che non è mai troppo tardi per venirne fuori. E smetterla di vivere.

 

Francesco Carraro

www.francescocarraro.com

 

 

domenica 24 maggio 2015

CON LE PEGGIORI INTENZIONI



Edward Snowden, ex contractor della Cia, ha rivelato, tra l'altro,  che la NSA, National Security Agency, starebbe lavorando a un progetto volto ad hakerare i dispositivi smartphone di centinaia di milioni di utenti per controllarne con più agio traffico dati e voce. Considerato che la notizia esce ora, ma il report è del 2012, possiamo dare tranquillamente per acquisito che il progetto non solo è stato già perfezionato e attuato, ma sia oramai a pieno regime. Un aspetto spesso sottovalutato in queste faccende è la velocità da corsa della tecnologia dei 'piani alti', geometricamente più elevata rispetto al 'passo' con cui il nostro cellulare si evolve da un 2.0 a un 2.1. Insomma, quando vi baloccate con le trame da film di fantascienza sul kontrollo che certe news adombrano,  la vostra preoccupazione è ridicola. Nel senso che è poca, è sempre in difetto rispetto alla soglia di invasività a cui è pervenuto, nel frattempo, il Sistema delle Comunicazioni Integrato a Tutela della Difesa e della Sicurezza dei Buoni e Bravi Cittadini Minacciati dalla Paura dell'Ignoto. Ad ogni buon conto, nel caso di specie, il disegno occulto prevede di dirottare l'interfaccia degli smartphone con 'motore' Android attraverso delle app alterate che permettano di spiare a distanza i malcapitati utenti. Ora, ciò che sorprende non è la notizia (dopotutto, il peggio non deve arrivare, perché è già tra noi), ma la reazione. Jeremy Gilulla, della Electronic Frontier Foundation, ha manifestato il timore di privati, aziende e consumatori che il progetto NSA possa essere impiegato da malviventi: "non c'è alcun modo di inserire una backdoor o una via d'accesso privilegiata per le forze dell'ordine senza che questa possa essere sfruttata anche da malintenzionati". Povero cucciolo! In quella particella aggiuntiva ('anche') c'è tutta l'ingenuità dell'essere umano. Sveglia Jeremy! I malintenzionati che piegheranno  le backdoor ai loro biechi fini sono pesci piccoli di seconda generazione. Quelli della prima, invece, son gli stessi che le hanno inventate e a cui hai rivolto il tuo ansioso appello.

Francesco Carraro

www.francescocarraro.com